Sito Ufficiale del Comune di Sava
 

LIMITONE DEI GRECI

IL « PARETONE Â» DI SAVA.

SCAVI IN LOC.TÀ CAMARDA (SAVA,Taranto).

Limitone dei Greci

Archeologia dei limiti in pietra a secco nel Salento.


A partire dagli anni Ottanta si sono venute sviluppando nuove tecniche diindagine che hanno gettato le basi teoriche di un’autonoma« archeologia agraria Â». Essa mira ad una lettura diacronica deipaesaggi storici in cui ai dati elaborati da decenni di ricerchesull’insediamento rurale fossero integrate altre componenti strutturalidei sistemi agrari, opportunamente caratterizzate. La tramaterritoriale, la rete viaria e le parcellizzazioni fondiarie, lemodalità di sfruttamento dell’ecosistema, l’uso del suolo, la gestionedell’incultum, ecc. – componenti senza le quali la stessa storiadell’insediamento appare troncata e incompleta – erano precedentementerimaste nell’ombra per mancanza di opportuni strumenti di lettura.

Questo programma di ricerche si muove nella scia di tale tradizione di studi everte sull’organizzazione dei paesaggi agrari nel Salento tardoantico emedievale. Esso è condotto dal Centro di Archeologia medievale (CIHAM –UMR 5648/ CNRS) dell’Università di Lione, d’intesa con laSoprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia (coordinamentodott. Arcangelo Alessio) e in collaborazione con i Laboratori diArcheologia medievale e di Archeobotanica dell’Università del Salento1.
Trale varie direttrici del programma, lo studio archeologico delleparcellizzazioni agrarie e, in particolare, delle grandi delimitazioniin pietra a secco localmente note come « paretoni » si sta rivelandoestremamente innovativo e fecondo. Da quattro anni, in effetti, siprocede al censimento tipologico e al posizionamento di tutti gliaccumuli lineari in pietra a secco che costituiscano delimitazioni diportata comprensoriale e/o territoriale, all’interno di una vasta areacompresa tra l’altopiano delle Murge e il Capo di Leuca. Di talimanufatti si cartografa la distribuzione spaziale, in relazione alsubstrato geolitologico e, dunque, ai bacini di approvvigionamentodella materia prima, all’uso del suolo, alla maglia amministrativa. Sidefinisce, inoltre, un quadro di riferimento basato sulla descrizionedei loro caratteri esterni specifici e sull’analisi grafica deiparamenti. All’interno di specifici transects, poi, la presenzadi parcellizzazioni particolarmente interessanti giustifica larealizzazione di capillari ricerche topografiche e di puntuali indaginistratigrafiche, onde raccogliervi gli elementi archeologici earcheoambientali utili a ricostruire i passati usi del suolo e ipassati accatastamenti.
Inparticolare, nel territorio del comune di Sava, situato a circa 31 kmad Est di Taranto, è stata condotta nel 2005 una prima operazionearcheologica e archeobotanica su una grande muraglia in pietra a secco,onde caratterizzarne gli aspetti morfologici, archeologici e tafonomici2.Tale struttura materializza e fossilizza la presenza di un’importantedelimitazione fondiaria ed amministrativa (la cui prima menzione nellefonti risale al periodo compreso tra il 1420 e il 1435). Nel suoaspetto attuale, che è il prodotto di più secoli di trasformazioni, lamuraglia corre, seguendo un prevalente orientamento Nord-Sud, su circa2 km. Lo scavo di una sezione di tale manufatto è stato progettato, inprimo luogo, al fine di verificare la sua capacità di catturare unanotevole quantità di sedimento, idoneo a fornire dati sulla storiadell’ambiente, su scala locale ; in secondo luogo, e in funzione dellapossibilità di leggerne la stratigrafia, lo scavo mirava a precisare lacronologia e la funzione e, di conseguenza, la storia di questo limite,del comprensorio fondiario e del territorio di cui esso costituisce unastruttura portante nel lungo periodo.
L’areadi scavo è stata delimitata all’interno di un settore interessato dadinamiche di versante atte a favorire l’accumulazione di una certaquantità di sedimento terroso e di resti vegetali a monte dellamuraglia, dopo la sua messa in opera. È stata, dunque, condotta unaserie di saggi, il più importante dei quali si configura come unatrincea ortogonale alla muraglia, di 3x8 m. Al suo interno è statopossibile rilevare e smontare tutti gli strati che costituiscono lamuraglia stessa e gli strati terrosi che vi si appoggiano e che sonocoperti da essa. Sono stati raccolti numerosi elementi diagnosticirappresentati, in particolare, da alcuni frammenti fittili e da unnotevole numero di frammenti di tessuto legnoso combusto. Infine, ilripristino del manufatto ha permesso di condurre una serie di utiliosservazioni di archeologia sperimentale.
L’attualemuraglia è il risultato di almeno due fasi costruttive diverse,separate da una fase di utilizzo e degrado. Il primo fatto archeologicosi presenta come un livello costituito da due assise di pietre di mediee grandi dimensioni miste a terra e direttamente appoggiate sulpaleosuolo agrario fossilizzato dalla presenza di questo manufatto.Tale paleosuolo ha restituito 82 frammenti fittili di produzionelocale, databili, per confronto con il database referenzialedisponibile al Laboratorio di Archeologia medievale, al VII-VIII sec.In tale periodo, il paesaggio circostante è descrivibile – sulla basedella determinazione degli antracoresti – come una garriga bassa,dominata dall’erica, e sottoposta ad un intenso sfruttamentoagro-pastorale.
Nell’aspettoche ci è stato conservato, questa prima costruzione è larga circa 3,5m, mentre il suo spessore non supera 0,45 m. Pur in mancanza diun’attendibile ipotesi funzionale, essa si configura come un elementocostitutivo di una forte ristrutturazione del paesaggio agrario, il cuiaspetto cambia effettivamente nel periodo successivo alla sua messa inopera. L’orizzonte che si è accumulato a monte della muraglia, infatti,ha restituito numerosi antracoresti che attestano un popolamentovegetale tipico del bosco mediterraneo (leccio, carpino nero, ecc.).Due di essi sono stati datati (14C con spettrometria di massa ad alta risoluzione, CEDAD, Lecce) tra il 670 e l’880 d.C.: questo dato funziona anche da terminus ante quem perla messa in opera della muraglia e conferma la datazione fornita daiframmenti fittili stratificatisi nel paleosuolo. Tale situazioneperdura fino alle soglie dell’età moderna.
Alcunisecoli dopo, questa costruzione è coperta da un colossale riempimentodi pietre di piccolo e medio modulo, contenuto da due paramenti dipietre di medie e grandi dimensioni sovrapposte a scarpa, in modo dabloccare la spinta verso l’esterno del riempimento. Tale costruzione,che si configura come un classico « paretone » del paesaggio agrariosalentino, presenta una struttura molto aperta e favorevoleall’intrusione massiccia di microfauna, radici, liane e rifiutiantropici. Di conseguenza, è ipotizzabile che gli artefatti più antichiin essa raccolti ne costituiscano un accettabile terminus ante quem.Sulla base di questa ipotesi, la nuova costruzione sembra essere statamessa in opera entro la seconda metà del XV sec., per evolversi, poi,senza soluzione di continuità fino ad assumere l’aspetto attuale.Questa ipotesi è confortata dal fatto che a partire dal XV sec. nellefonti d’archivio si moltiplicano le attestazioni delle liti tra isignori di Taranto e di Oria intorno ai confini dei rispettivipossedimenti in quest’area, dove essi procedono a nuove perimetrazioni.È verosimile che essi siano spinti dal rinnovato interesse economicoper questo settore ampiamente attestato dalle fonti scritte.

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.
Graziea questa prima campagna di scavi, è stato possibile fornire una primaipotesi di lettura del « paretone » in quanto manufatto e in relazionealle strutture spaziali che esso ha contribuito a materializzare e afossilizzare. Sono stati, peraltro, raccolti dati fondamentali e deltutto inediti quanto alla storia del popolamento vegetale su scalalocale, nel periodo compreso tra il VII e il XVI sec.
Irisultati incoraggianti di questi saggi spingono a sperimentareulteriormente questo approccio al fine di verificare e precisare leprime ipotesi e rispondere alle nuove domande generate dal primointervento. L’Università di Lione condurrà pertanto una nuova campagnadi ricognizioni e di saggi nel corso del mese di luglio 2009, incollaborazione scientifica con la Soprintendenza per i BB. AA. el’Università del Salento e grazie al fondamentale sostegnodell’Assessorato alle Attività culturali, Turismo, Tutela evalorizzazione dei Beni Paesaggistici del Comune di Sava.

Bibliografia minima di riferimento

Aston, M., 1985, Interpreting the Landscape. Landscape Archaeology in Local Studies, London. 
Hodges, R., 1991, Wall-to-Wall History. The Story of Roystone Grange, London. 
Lewuillon, S., 1991, Les murs de pierre sèche en milieu rural, in Pour une archéologie agraire. A la croisée des sciences de l’homme et de la nature (sous la direction de J. Guilaine), Armand Colin, Paris, pp. 193-221. 
Raynaud, C., 2003, Les systèmes agraires antiques : quelle approche archéologique?, in Lepetz, S., Matterne, V. (éd.), Cultivateurs, éleveurs et artisans dans les campagnes de Gaule romaine. Matières premières et produits transformés, Actes du 6e colloque de l’association AGER tenu à Compiègne (Oise) du 5 au 7 juin 2002, Revue Archéologique de Picardie, n° 1/2, pp. 281-298. 
Stranieri, G., 2000, Un limes bizantino nel Salento?, « Archeologia Medievale », XXVII, pp. 333-355. 
Travaglini, E., 1977, I limiti della foresta oritana in documenti e carte dal 1432 al 1809, Oria.


Giovanni Stranieri,ricercatore associato al Centro « Histoire et archéologie des mondeschrétiens et musulmans médiévaux » di Lione (Francia) (UMR 5648/ CNRS)e membro esterno del Laboratorio di Archeologia medievaledell’Università del Salento. Le sue attività di ricerca riguardanol’organizzazione dei paesaggi agrari nel Salento tardoantico emedievale. È professore di Studi italiani nel primo ciclo universitarioa Saint-Étienne, nella regione di Lione.

E-mail/ Giovanni.stranieri@univ-lyon2.fr.

Links/

http://ciham.ish-lyon.cnrs.fr/  Ãž Opérations archéologiques Þ Italie 
http://www.archeologiamedievale.unile.it/
  Þ Ricerche ; Scavi


Indietro